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La pietra a secco in Puglia: tecniche costruttive millenarie

2026-01-05
La pietra a secco in Puglia: tecniche costruttive millenarie

Un patrimonio UNESCO

Nel 2018 l'UNESCO ha inserito l'arte dei muretti a secco nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. La Puglia è una delle regioni dove questa tecnica è più diffusa e visibile: i muretti a secco disegnano il paesaggio, delimitano proprietà, proteggono le colture e sostengono i terrazzamenti.

Ma la costruzione a secco non si limita ai muretti: trulli, palmenti, cisterne, specchie e pagliare sono tutti figli della stessa tradizione costruttiva.

I materiali del territorio

La Puglia offre una varietà di pietre locali, ognuna con caratteristiche specifiche:

  • Calcare: la pietra più diffusa, dura e resistente, usata per muretti a secco, chianche e strutture portanti dei trulli. Il calcare della Murgia ha una grana compatta che lo rende ideale per la lavorazione.
  • Carparo: pietra calcarenitica più tenera del calcare compatto, facilmente lavorabile, usata per blocchi squadrati e conci architettonici.
  • Tufo: roccia calcarea porosa, leggera e facile da scavare, ideale per le strutture ipogee come cisterne e cantine. Offre un buon isolamento termico naturale.

La tecnica della costruzione a secco

Costruire a secco significa assemblare pietre senza malta, affidandosi al peso, all'attrito e all'incastro geometrico dei blocchi. Questa tecnica richiede grande esperienza:

  • Le pietre vengono selezionate e posizionate con cura, sfruttando la forma naturale
  • Le pietre più grandi vanno alla base, le più piccole in alto
  • Le fessure vengono riempite con schegge e pietre piccole (zeppe)
  • L'inclinazione delle pareti (leggera scarpa) garantisce stabilità
  • Nei trulli, la volta a tholos è autoportante grazie alla distribuzione dei pesi

Il cocciopesto: l'impermeabilizzazione antica

Per le strutture che dovevano contenere liquidi — cisterne per l'acqua, vasche dei palmenti — si usava il cocciopesto (opus signinum), una delle tecniche di impermeabilizzazione più antiche e efficaci:

Si tratta di una miscela di calce, sabbia e frammenti di laterizi (tegole, mattoni rotti) applicata come rivestimento interno. I frammenti ceramici conferiscono alla malta proprietà idrauliche, permettendo l'indurimento anche in ambienti umidi. I romani la usavano già nei loro acquedotti e serbatoi.

In Puglia il cocciopesto è stato usato per secoli nelle cisterne rurali, spesso combinato con raccordi arrotondati (a guscio) tra pareti e pavimento, per evitare spigoli dove l'acqua potrebbe infiltrarsi.

Conservazione e futuro

Queste tecniche costruttive non sono solo patrimonio storico: rappresentano un modello di edilizia sostenibile ante litteram. La costruzione a secco non produce rifiuti, usa materiali a chilometro zero, non richiede energia per la produzione di leganti, e le strutture possono essere smontate e riassemblate.

Oggi il recupero di muretti a secco, trulli e cisterne non è solo un atto di conservazione culturale ma anche un investimento nella sostenibilità del territorio.